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dai GIORNALI di OGGI

Incentivi per elettrodomestici e mobili allo studio del Governo

2009-02-04

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2009-02-04

Incentivi per elettrodomestici e mobili allo studio del Governo

di Carmine Fotina

4 febbraio 2009

Sulle risorse un puzzle ancora da comporre

Electrolux: utili in calo dell'88% nel 2008

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Si allarga il pacchetto di aiuti ai settori industriali in difficoltà: oltre all'auto, ha detto ieri il premier Silvio Berlusconi, si pensa anche a sostegni per l'industria degli elettrodomestici. Al Consiglio dei ministri di venerdì potrebbe però andare solo il provvedimento considerato più urgente, al quale in questi giorni sta lavorando il ministero dello Sviluppo economico: il piano per il rinnovo del parco auto. "Rispetteremo l'impegno preso nell'incontro con le parti sociali quando fu annunciato un provvedimento entro 10 giorni" ha detto ieri sera il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola.

"Sarà un piano molto incisivo per coniugare il rinnovo del parco macchine, che è il più vecchio d'Europa, con l'innovazione tecnologica per diminuire le emissioni. Dobbiamo incentivare la ricerca per quelle case che mantengono gli impianti aperti e innovano il prodotto. Aiuti non li daremo a una casa automobilistica ma all'intera filiera".

I piani per la rottamazione auto

Si partirà probabilmente da una nuova rottamazione per sostituire auto Euro 0, Euro 1 e Euro 2 immatricolate fino al 1999 con modelli Euro 4 ed Euro 5. Difficile la sovrattassa sulle vetture più inquinanti mentre dovrebbero scattare nuovi incentivi anche per gli scooter. "Un provvedimento forte – annuncia Scajola – da sottoporre venerdì al Consiglio dei ministri e che riguarderà anche altri settori sulla base del rispetto dell'ambiente e della sicurezza". Il ministro non fornisce indicazioni sul valore lordo della manovra (secondo indiscrezioni tra 1 e 1,5 miliardi) ma conferma che sarà un provvedimento coperto in parte con un esborso netto dello Stato e in parte con il maggior gettito per l'erario.

Agli aiuti all'auto potrebbero, come detto, essere affiancati interventi per altri settori. Probabilmente con un secondo provvedimento, attraverso il credito al consumo e meccanismi diversi su cui sarebbe al lavoro il ministero dell'Economia. Il premier Silvio Berlusconi ieri è tornato sul tema della crisi invitando i consumatori a non cambiare stile di vita e ribadendo che sono già stati messi in campo 40 miliardi in tre anni. Berlusconi ha poi confermato che il raggio di azione sta cambiando: "Stiamo preparando altri provvedimenti per sostenere settori strategici, come quello delle auto, degli elettrodomestici, della componentistica e altri ancora, e per sostenere anche il credito ai consumatori. Si tratterà di cifre non da poco, il totale sarà di circa 80 miliardi di euro, anche utilizzando i fondi europei e regionali". Alla ricca torta dei fondi Ue punta già da tempo il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Il responsabile di via XX Settembre, che ieri ha ricevuto una telefonata dal segretario al Tesoro americano, Timothy Geithner, con il quale ha parlato di crisi e delle prime iniziative dell'amministrazione Obama, avrebbe già affidato ai suoi esperti il compito di valutare una possibile riprogrammazione dei fondi.

Tornando alle singole misure, per quanto riguarda il credito al consumo si pensa a un meccanismo di detrazioni fiscali sugli interessi delle rate che ricalchi il bonus del 55% per le ristrutturazioni edilizie. Non si tratterebbe di aiuti esclusivi per l'acquisto a rate di automobili, ma di un intervento sui beni durevoli esteso all'arredamento e agli elettrodomestici. Il settore del "bianco" è in affanno e un altro possibile strumento di sostegno sarebbe l'estensione a lavatrici e lavastoviglie delle detrazioni fiscali già in vigore, e in scadenza nel 2010, per la sostituzione di frigoriferi e congelatori.

 

 

 

 

 

Sulle risorse anti-crisi un puzzle ancora da comporre

di Marco Rogari

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4 febbraio 2009

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Una storia che parte da lontano. È quella della "dote" del piano anti-crisi italiano. È infatti il 15 novembre 2008 quando, alla fine del G-20 convocato negli stati Uniti per affrontare "l'emergenza globale", il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il ministro Giulio Tremonti annunciano per la prima volta che l'Italia è pronta a mettere in campo complessivamente 80 miliardi di euro. Un intervento, precisano il premier e il titolare dell'Economia, pari a 5 punti di Pil, destinato per circa 40 miliardi ad essere "alimentato" dall'accelerazione della spesa pubblica e privata derivante dallo sblocco di fondi in compartecipazione europea.

Due settimane più tardi, il 28 novembre, il Consiglio dei ministri vara il decreto anti-crisi (n. 185/2008), poi approvato dal Parlamento alla fine di gennaio. Il Dl diventa la terza punta del tridente utilizzato dall'Esecutivo per fronteggiare l'emergenza, di cui fanno parte anche i due provvedimenti cosiddetti "salva-banche" che però non hanno una ricaduta diretta sui conti pubblici.

Quando esce da palazzo Chigi il valore per il 2009 del decreto anti-crisi è di circa 6,3 miliardi. Ma alcuni giorni dopo, nel passaggio del testo alla Camera, si scopre che il reale impatto sul 2009 delle misure varate dall'Esecutivo è di poco inferiore ai 5 miliardi e che la copertura finanziaria scende anche per il 2010 (da 2.347 a 2.112 milioni) e per il 2011 (da 2.670 a 2.434,5 milioni). I relatori di maggioranza del provvedimento a Montecitorio affermano che i ritocchi al ribasso sono da imputare ad errori tecnici nella "contabilizzazione" originaria.

Anche dopo la conversione in legge del decreto il Governo continua a far riferimento ad un intervento da 40 miliardi per il triennio 2009-2011, potenzialmente elevabili a 80 miliardi grazie all'utilizzo dei fondi Ue. Lunedì scorso il premier spiega come si arriva a quota 40 miliardi: "Basta sommare i 6 miliardi di riduzione del decreto sull'Iva, i 16 miliardi per le infrastrutture che siamo finalmente riusciti a sbloccare, i 10 miliardi di finanziamento alle imprese e gli 8 miliardi per gli ammortizzatori sociali". Quasi tutte queste voci hanno una loro storia e, di fatto, uno specifico iter.

Sul fronte delle infrastrutture, dei 16,6 miliardi citati dal Governo, l'iniezione vera di risorse pubbliche per i cantieri ammonta al momento a 5,9 miliardi, tutte provenienti dal Dl 185 e dalla sua attuazione: 3,7 miliardi sono alimentati dalla riprogrammazione del Fas (ma con la cassa tutta da definire) e 2,3 miliardi di legge obiettivo, ancora da distribuire. Per arrivare alla cifra di 16,6 miliardi si devono includere: circa 3,7 miliardi distribuiti effettivamente dal decreto anti-crisi a valere sui fondi Fas ma destinati al finanziamento dei treni regionali delle Ferrovie e all'emergenza Tirrenia; circa 7 miliardi di opere autofinanziate da concessionari privati delle autostrade del Nord che hanno avuto un iter lungo dieci anni e potrebbero aprire i cantieri nel 2009.

La riduzione Iva citata dal premier sembra collegata, a differenza dei 10 miliardi di finanziamenti alle imprese che non appaiono facilmente delimitabili, all'articolo 9 del decreto anti-crisi relativo alla restituzione dei rimborsi fiscali ultradecennali. Articolo che, nella versione approvata dal Parlamento, riguarda anche la velocizzazione dei crediti vantati dalle imprese nei confronti della pubblica amministrazione. Entrambe le operazioni dovrebbero scattare sulla base delle risorse (5,7 miliardi l'anno) in origine destinate al "saldo" delle "pendenze" sull'Iva auto aziendale (legate alla nota sentenza della Corte di giustizia Ue) poi però rimaste in larga parte inutilizzate a causa del ridimensionamento della portata della vicenda. Risorse che, tra l'altro, secondo quanto affermato dall'Agenzia delle entrate il 30 dicembre scorso sarebbero già state parzialmente utilizzate per avviare i pagamenti (nei primi mesi del 2009) di rimborsi Irpeg per 3 miliardi e di rimborsi Irpef per 300 milioni (e non quindi di rimborsi Iva).

Quanto agli ammortizzatori sociali, a tutt'oggi le risorse stanziate raggiungono quota un miliardo e 26 milioni, (che potrebbe salire a quasi 1,2 miliardi per effetto di alcuni interventi "collaterali). In origine la manovra estiva aveva autorizzato fondi per 600 milioni poi quasi raddoppiati con la Finanziaria e il Dl anti-crisi. Decreto che contiene anche la cornice legislativa per irrobustire ulteriormente la dote. Il negoziato con le regioni, oltre che con la Ue, è ancora in corso: il Governo chiede 2,7 miliardi alle autonomie, mettendo sul piatto 5,3 miliardi (non facili da reperire). C'è poi la partita sugli eventuali 40 miliardi da attingere da fondi Ue e regionali. Operazione non semplice, visto che l'obiettivo sembrano essere i fondi del Quadro strategico nazionale 2007-2013 che si compone sia di fondi strutturali (contributo comunitario) sia di cofinanziamento nazionale. Questi fondi, indirizzati a singoli assi e priorità, sono contenuti in Programmi operativi regionali e nazionali già approvati da Bruxelles. E rinegoziarne i contenuti con la Ue potrebbe richiedere tempi più lunghi di quelli richiesti da interventi di urgenza.

 

 

 

 

 

Electrolux: utili in calo dell'88% nel 2008

4 febbraio 2009

Il gruppo Electrolux ha chiuso il 2008 con un utile netto di 366 milioni di corone, in calo dell'88% , dopo avere segnato una perdita netta di 474 milioni (44 milioni di euro) nel quarto trimestre, a causa della flessione della domanda e di oneri di ristrutturazione. Il gruppo ha tagliato 3.100 posti di lavoro nell'ultimo trimestre, il che ha comportato costi straordinari per 1,1 miliardi. Nessuna previsione sul 2009, data "la grande incertezza del mercato".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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